GLI INCONTRI NON SONO MAI CASUALI

Gli ultimi 3 mesi in compagnia di Lei.

Lei che non ha avuto un nome fin dal principio.

Lei che non ci conoscevamo.

Lei che era dietro a quella vetrina insieme a tante altre, tutte truccate, luccicanti, dalle soavi voci che come sirene cercavano di attirarmi, ognuna con un fascino particolare che mostravano con tanta fierezza.

Non ebbi la stessa astuzia di Ulisse, non c’era nessuno che mi tratteneva, almeno inizialmente. Mi avvicinai ad ognuna di loro, ne scrutai i particolari, dettagli che da lontano non percepivo, restando in silenzio in attesa delle nostre prossime mosse, nessuno osava fare il passo in più. Mi limitavo a girarle intorno, le osservavo dall’alto al basso, da destra a sinistra e viceversa.

Ero in difficoltà. Tutte valevano la pena, tutte si sarebbero adattate al percorso che avremmo fatto insieme.

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Alla fine scelsi Lei.

Lei che era arrivata tardi all’appuntamento e scusandosi entro’ in punta di piedi, mettendosi in coda, provocando le risate di disappunto di tutte le altre.

Lei che già aveva corso chilometri,

Lei che già conosceva il suono e le differenti tonalità della strada sotto le gomme delle sue ruote.

Lei che sapeva starci su quella strada, temeraria del pericolo, accettando le sfide.

Lei che i nostri nomi non erano presenti nel libro del destino, due strade parallele destinate a non incontrarsi se non all’infinito.

Lei che diventando un Noi, quelle parallele si sono sfiorate, poi toccate e infine fuse in una sola cosa.

Da allora viaggiamo su una stessa, unica, infinita linea.

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La realtà e’ che non accadde nell’immediato attimo del nostro incontro. Ci volle un’uscita di prova, un giro rapido in cui in sottofondo le sirene mi richiamavano all’ordine, sentivo le loro voci che mi invitavano ad abbandonare quella vecchia carcassa usata, marce che non entravano correttamente e non tutte funzionanti, preferendo la sicurezza di un qualcosa di nuovo e durevole. Tornai al negozio convinto che forse era stato solo un abbaglio, le sirene avevano ragione, sarebbe stato un peso inutile portarla in questa avventura, troppi chilometri da fare, troppa responsabilità per entrambi. Stavo per andarmene, quando qualcosa mi fece voltare. Mi sarei preso io la responsabilità sua, accettavo la sfida. Lei era li per me, mi stava aspettando, accettava la sfida. Bastava solo una ritoccata, darle fiducia e tutto sarebbe andato nel verso giusto.

Tornammo a casa in due, partimmo una settimana dopo con un volo indesiderato che dall’Italia ci porto’ al confine nord della Spagna, l’inizio del nostro cammino.

….

Dal 13/07/2014, giorno della nostra partenza, tanti sono i chilometri percorsi, altrettante sono le esperienze vissute, persone meravigliose incontrate, fatiche di percorso caricando la mia compagna forse troppo per lei e per me su una strada di cui non conoscevamo il percorso, la pendenza, ignari del terreno.

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Una strada in cui non avevamo badato più di tanto al clima cocente del periodo e del vento che contrastava il nostro andare, raffiche improvvise che facevano sbandare, ogni pedalata in più era un traguardo per entrambi.

Le emozioni dell’aereo quando si parte per la vacanza sono uniche, staccandosi da terra si scordano le preoccupazioni quotidiane, ne nascono delle nuove, si è proiettati verso l’alto in un misto di tensione e adrenalina. Con l’aereo si arriva dal punto A al punto B in uno spazio di tempo preciso, si vede il mondo dal piccolo finestrino scorrere li sotto, e una volta atterrati al punto B ci si ritrova in un posto diverso dal punto A senza aver avuto modo di vivere le sfumature di mezzo, il viaggio e’ stato emozionante ma si è perso qualcosa. La bicicletta cattura quelle sfumature entrando di volta in volta in ambienti nuovi, lasciando il tempo necessario di capirne i mutevoli cambiamenti pedalata dopo pedalata. Il modo ideale per fondersi con la natura come se ne fossi stato un suo prolungamento, una lunga radice alimentata da motivazioni, determinazione, frustrazioni, gioie, paure, restando ogni volta sorpreso e inerme di fronte alla sua forza e bellezza.

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Ricordo le parole di un signore, proprietario di un hotel in un paesino sul mare in direzione Valencia in cui pernottai una notte. Arrivai dopo 8 ore di marcia sotto al sole e vento, circa 350 chilometri percorsi in 9 giorni, dai 3 ai 4 litri di acqua giornalieri per mantenere il corpo attivo ed efficiente. Passammo salite alternate a discese nelle quali a causa del peso trasportato ero costretto a pedalare in continuazione. Fu un viaggio più di mente che di muscoli. Arrivai ad Orpesa esausto, era sera ormai e le gambe supplicavano una sosta. I primi due ostelli a cui chiesi ospitalità non avevano disponibilità, complice il posto turistico, il bel tempo di stagione e l’ora tarda in cui arrivai. Mi consigliarono tuttavia altri posti economici a cui chiedere. Non mi scoraggiai e alla fine bussai alla porta di Tejo, un uomo che oltre ad avere un letto per me e ascoltato il mio viaggio fino a quel punto mi disse una frase che difficilmente scorderò, facendomi dimenticare improvvisamente della stanchezza accumulata, ricaricandomi dell’energia che avevo utilizzato fino ad ora. Mi stampo’ una pagina da Internet, su cui vi era riportata la storia di uno dei modi di dire spagnoli per identificare il coraggio di una persona “Tienes màs cojones que el caballo de Espartero”. Non parlavo un perfetto spagnolo ma non ebbi bisogno di traduzione. Le nostre risate e il modo di fare ci fecero entrare subito in sintonia tanto che lo stesso Tejo si offrí per darmi un passaggio sul suo furgone con partenza fissata alle 4.00am del giorno seguente, destinazione Valencia.

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Caricai così la mia compagna sul furgone e in una ancora assonnata mattina di fine luglio partimmo alla volta della città fondata dai romani, la mia prima vera meta che avevo prefissato. Raggiungere i 400 km per poi abbandonare quegli splendidi scenari lungo la costa e addentrarmi nella bocca dell’inferno, arrivare fino al cuore pulsante del Paese, dove in un posto in mezzo al nulla ad attendermi c’era Yolanda, da anni impegnata nella fondazione di un progetto basato sul vivere sostenibile, in rispetto con la natura, sostenitrice della biodinamica e della costruzione di abitazioni con materiali ecosostenibili. Le avrei dato una mano nella realizzazione e ultimazione di una scuola didattica per bambini e ragazzi anche se in realtà quel posto mi ha dato molto di più.

Sul furgone con Tejo quella mattina caricammo anche un altro signore, suo amico, il quale mi disse che per fare tutto questo “tu tienes o tiempo o dinero” Ricordo che il mio portafoglio era abbastanza leggero, lo riempii del tempo ritrovato.

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Ringraziai Tejo per la sua disponibilità, mi scarico’ ad una ventina di chilometri da Valencia alle 6.00 di mattina, montai gli zaini sulla mia compagna di viaggio e consumai la colazione, inclusa nel prezzo dell’hotel insieme al passaggio ottenuto, su una panchina, nel buio di una cittadina aspettando l’alba per poi ripartire alla conquista di Valencia.

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