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TUTTI I VIAGGI SONO BELLI


“Ehy Signor Tutti, sei ancora li?”
“Sono sempre stato qui”
“Dimmi una cosa, e alla fine che succedera’?”
“Nessuno ha la certezza, non la so nemmeno io. Ma ricorda:
… all’infine poco importa quante strade percorrerai,
… dove finirai
… a che Dio pregherai, a quale ringrazierai di esistere uscendo vittoriosi, la mano alzata, il pugno verso l’alto; a quale ricordargli che esistiamo con i pugni chiusi verso l’alto supplicando una risposta ai mille perchè.
… Pero’
… Perditi almeno una volta sotto al tetto del mondo
e spera che per un po’ non ci siano cartelli ad indicarti la strada. Un pezzo di quella strada sarà da fare nel buio, non vedrai la luce se non all’infine, quando voltandoti sentirai qualcosa nel fondo della tua anima.
… Accetta la pioggia che sentirai sulla pelle in un pomeriggio camminando su strade sconosciute,
la rimpiangerai sotto al sole cocente d’estate.
… Ringrazia il vento che ti spinge, anche quello che cerchera’ di impedirti il passaggio, forse per ricordarti che in quel punto sarai un ospite inatteso e per ammirare cosa c’e’ oltre, dovrai stringere i denti per un po’.
… Mescolati a lingue, razze, religioni. Ascolta, osserva, gusta, danza, piangi e ridi con chi avrai il piacere di bere anche solo un bicchiere d’acqua lungo la strada che percorrerai, tra le anime che vedrai passare seduto al tavolo di un bar e si fermeranno a parlarti guardandoti oltre gli occhi.
… Dona una piccola parte di te, anche se non servira’ a nulla a chi ti ascolta,
i pregiudizi che avevi li vedrai sotto un altro punto di vista.
… Non sara’ sempre possibile essere avanti, qualche volta guardando gli altri ti sembrera’ di restare indietro.
Ma continua a camminare, troverai la tua dimensione percependo la sottile differenza tra il vento e l’aria..”

” Mi sembri un po’ matto signor Tutti, a che serve tutto cio’?”
” Te l’ho gia’ detto, non lo so nemmeno io, questa e’ solo la mia esperienza, un vestito cucito che ti porterai sempre addosso, e più sarà usato piu’ lo sentirai tuo, difficilmente lo abbandonerai.
Ma se davvero non potrai farlo, almeno una volta, ricorda che
Tutti i viaggi sono belli,
persino quello che fai ogni mattina nella via di casa tua
accompagnando i bambini a scuola,
portando il cane a passeggio
o lasciare la spazzatura..
… La magia dipendera’ dalla bellezza della tua Anima ” .

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E’ DA DISTESI CHE SI VEDONO LE STELLE

Quello che sto solcando non e’ un angolo di mondo.
E’ un cerchio in cui il centro e’ una piccola imbarcazione spinta dal vento dove il raggio e’ sia l’esatta meta’ sia la luce del sole che brilla più a sud.

L’area del cerchio qual’e’?
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Vorrei conoscere il pittore che lo ha dipinto e il musicista che ne ha creato la melodia.
Lo immagino stendere la tela sul pavimento, lui nel centro.
Compie un giro completo su se stesso gettando secchiate sulla superficie del colore dominante.
Un passo indietro per vedere il risultato ed eccolo inciampare nel barattolo di vernice bianca creando le onde, un blu scuro per dare profondità aumentandone il volume.
Ad opera compiuta, mette la firma e si distacca completamente, così come io saluto chi ho incontrato e prendo il largo separandomi da terra, ogni clic e’ una foto indelebile che passa in sequenza nella mia mente, gli occhi tremano, il cuore brilla.
Se c’è una parola per descrivere l’oceano e’ Potenza, sia in acque mosse che in quelle calme, non può essere altrimenti. Troppo grande, troppo profondo, forse solo troppo.
Dove se non esistesse la linea che li separa, cielo e mare si abbraccerebbero invece che creare l’illusione di due fotografie incollate perfettamente, le onde mosse dal vento si danno appuntamento al sole all’orizzonte e nel loro andare mi invitano a fare altrettanto.

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Sono pochi metri quadrati quelli su cui viaggiamo, sufficienti per sentire il vento che soffia sulla vela e sulla pelle, una doccia di acqua salata pescata con un secchio, testimoni di un mondo ora piatto, poi obliquo.

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Finalmente conosco anche il musicista che sulle note del “va pensiero” dirige l’orchestra alzando e abbassando la bacchetta prima in alto e poi in basso in un movimento continuo e ripetuto.
E i pensieri se ne vanno per davvero sulle ali dorate. Terminato l’applauso non esiste più nulla se non quella distesa dove tutto è un po’ più blu, dove l’alba e’ regale, il tramonto reale e il silenzio surreale.

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Cala la notte.
E’ la luna che permette all’oscurità di esistere.
Senza di lei sono una nave fantasma uscita da un racconto fiabesco fluttuante nel nulla.

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Nel turno di guardia notturna mi sdraio a prua alzando gli occhi al cielo
perché è solo da distesi che si vedono le stelle.
Mi chiedo come possa esistere crudeltà sotto ad un cielo stellato come questo, se solo stasera gli impostori guardassero in su sono certo se la farebbero nei pantaloni.

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Prendo una ad una le stelle con l’indice e il pollice della mano, le unisco con linee fino a formare oggetti senza forma, cercando la parola magica nascosta nell’infinito.
Creo qualcosa.
Ora Non sono solo.
Andromeda prende vita lassù, introduce le ali fatate di Pegaso.
Ad ogni battito d’ali del leggendario cavallo una stella cade, e’ vittima delle fauci dell’Orsa Maggiore più in basso, quella Minore porta sul dorso la Polare. Tra i due colossi c’è in corso una zuffa, e’ una delle sette fatiche che Ercole deve superare con le stelle del dragone, per rubare il cuore della dea Cassiopea, protetta dallo scettro del marito Cefeo. Intorno a loro animali osservano la scena, sopra di tutti sta Nettuno che muove le pedine inconsce del loro destino.

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Spengo gli occhi, mi lascio cullare sicuro che i sogni non si infrangono al mattino, vengono semplicemente rapiti in cielo al culmine della loro bellezza.
E’ per questo che alzando gli occhi al cielo ci piace sognare, cerchiamo i nostri tra i tanti perché infondo sono sempre stati li, protetti da quei Dei immortali che il tempo non ha vinto.

Sotto di loro uno strapiombo e infine la spianata dove navigano i solitari tra i comuni mortali.

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L’INFINE DI OGNI COSA

Da qualche parte tutto deve aver avuto un inizio, un punto in cui si è formata la prima civiltà, le prime comunità di persone, il primo albero, la prima roccia su questa terra.
Immaginare, in un epoca futura lontana, dove sarà il punto esatto della fine di tutto ciò, come sarà diverso.

Inizio e fine.

Due parole così distanti, così piene di significato che il solo pronunciarle hanno il potere di cambiare umore, di rievocare ricordi tristi e felici, il vecchio e il nuovo, le immaginiamo una a destra e l’altra a sinistra, allarghiamo le mani di fronte a noi prima una e poi l’altra facendole danzare per qualche secondo e col palmo aperto, le dita distese, le diamo spazio e tempo, nel cui mezzo ognuno ha la propria storia da raccontare.
Ho visto un angolo sotto il tetto del mondo dove inizio e fine cessano l’eterna battaglia degli opposti andando contro ogni logica, tempo e spazio.

Inizio e fine si fondono dando vita alla parola composta dalla radice IN unita alla parola FINE, infine.

Questo posto ha segnato per me l’infine di ogni cosa.

La devo ringraziare ancora una volta, la mia compagna, per avermi accompagnato in questo posto attraversando un confine che non può essere ridotto al solo passaggio da un Paese ad un altro,
dalla Spagna al Portogallo.

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E’ un confine astratto, l’infine di una vita che cambia ogni volta perché mutevole,
in cui si prende un po’ di tutto quello che offre, come al mercato, dove nella cesta metti frutta e verdura convinto sia quella più matura, quella più buona, alla ricerca della migliore.
Qualche volta ti accorgi però di aver fatto la scelta sbagliata, oppure ti hanno male consigliato.
In ogni caso hai scelto di provare.

Il Portogallo ha una storia particolare, la sua forma mi ricorda un letto in cui la natura permette di appoggiare a nord la testa su un morbido cuscino variopinto di colori mai uguali, in cui distendere le gambe sotto lenzuola di piante e fiori ricamati da una sarta che ha fatto un lavoro a regola d’arte, profumandole dai mille sapori. Un letto normale se non fosse per la possibilità di muovere i piedi sotto ad uno strato di fine sabbia dorata cambiando posizione quando, non riuscendo a dormire, cerchi un punto più fresco e sentire che su due lati, a sud e a ovest, avrai sempre quella rilassante, piacevole sensazione. Non è la classica melodia del carillon che si sente in sottofondo, le onde dell’oceano la sovrastano creando la culla perfetta per cadere in un sonno profondo e sognare di essere in quel posto dove tutto è l’infine di ogni cosa. Qui dove Madre Natura seduta a fianco, racconta la storia di una terra di crudeltà, in cui il conquistatore chiamo’ selvaggi coloro che erano semplicemente uomini liberi, coprendo il passato di colori scuri e altro non può che mettersi in disparte vergognandosi di averle cucito una sporca coperta ricamata di battaglie.
Gli anni sono cambiati da allora, il clima pure. E’ più caldo, la gente accogliente, le città colorate e della coperta non rimane altro che un lontano ricordo da srotolare ogni qualvolta si apre quel cassetto per non dimenticare.

Girai il Paese alloggiando in due ostelli, uno nel nord e l’altro nel centro-sud, dove mi fermai per due settimane ciascuno, dando una mano nella gestione in cambio di vitto e alloggio.

L’infine di ogni cosa la incontrai in un luogo non distante dalla capitale, a Cabo da Roca, un promontorio sorretto da alte e imponenti scogliere ai cui piedi l’oceano bussa violentemente, uno scenario surreale conosciuto come il punto più ad occidente del continente.

Partii in compagnia di Lei in un tardo e soleggiato pomeriggio di inizio ottobre, la x sul calendario sbarrava il numero 10. La strada verso il promontorio si snoda per una ventina di chilometri dall’ostello, di cui i primi 8 pianeggianti permettono di tenere alta la testa, godendo della bellezza e forza delle onde, indiscusso richiamo di numerosi e coraggiosi surfisti attirati da ogni parte del mondo.
La spiaggia di Guincho, una cartolina da conservare nella memoria, segna la fine della pista ciclabile, l’ultimo sguardo verso l’alto per vedere lontano il faro di Cabo da Roca ancora distante da li.

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La strada si alza, la testa si abbassa.
Saluto il sole perdendo la sua luce dietro alla collina con la promessa di rivederci tra non molto lassù, supplicandolo più volte di attendere prima di fare il cambio guardia e cedere posto alla luna.
Percorro quei chilometri non curante della salita e stanchezza, la pedalata e’ regolare, il fiato corto e la strada stretta.

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Quando rivedo finalmente il sole spuntare dietro alla collina, raffiche di vento mi fanno alzare gli occhi al cielo e notare sul fianco sinistro, dall’alto della cima raggiunta, un misto di colori che spaziano dal verde brillante della vegetazione unito al blu dell’oceano per lasciare sullo sfondo, ora molto lontana, la spiaggia dorata e il riflesso bianco delle onde che vi si infrangevano.
Non ho tempo per fermarmi e scattare una foto, il sole se ne sta andando la dietro,
mi invita a continuare.
L’ultimo chilometro per arrivare al faro e’ una strada in discesa, rilassante.
Un paesino caratteristico dalle case ristrutturate e alcune lasciate al loro destino lasciano spazio a nuove emozioni date da quel magico posto che mi stava aspettando.

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C’è una strana vegetazione, perlopiù formata da erba grassa molto bassa e qualche canna di bambù.
Poi e’ solo oceano, scogliere e tanto vento.
Raggiungo in tempo l’infine per sedermi sul muro con le gambe penzolanti nel vuoto, ammutolito di fronte a tanto splendore, li dove terra e acqua si aggrovigliano e si contendono ogni millimetro, dove il Portogallo si sveste della grazia che lo ricopre e diventa aspro, selvaggio, in un ricordo sbiadito dell’Irlanda più a nord.

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Probabilmente l’immagine più bella di questo Paese, dove se non mi fossi fuso col tutto rischiavo di essere un di più, l’uomo non può competere con tanta bellezza e potenza.
Il tempo si ferma e altro non posso fare che osservare uno spettacolo per cui non ho pagato ma mi è stato donato.

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E’ l’ultimo tramonto d’Europa quello che ho di fronte, nel punto più ad occidente del continente,

“Aqui onde a terra se acaba e o mar começa”, la terra finisce e il mare comincia.
Il vento scarica la sua forza spingendo le onde più in basso in un boato spaventoso,
l’Europa alle mie spalle, il Messico e il Canada ancora da disegnare, c’è tutto un mondo da inventare, qui dove il sole svanisce in un rossore e tutto è inizio e fine.
L’infine di ogni cosa.

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DEDICATA

 

DEDICATA

La Spagna di emozioni e’ un fermento,
Clima caldo e secco in estate condiziona il firmamento.
E’ una chitarra che suona ad un ritmo sfrenato,
E’ la furia di un toro scatenato

Di un vento turbolento,
Che della cima del Guglielmo(*) ricorda un momento.
Del Sebino (*1) contrariamente
Le acque del mare non hanno niente

Son salite e poi discese,
Fatichiamo a braccia tese.
Spiagge lunghe sulla costa
Percorriamo con qualche sosta

Girona, Barcellona,
Una pausa a Tarragona.
La torre umana e’ la sagra popolare
Una foto, anime nuove e poi pronti a pedalare

C’è Valencia al portone
Busso piano, mi muovo lento, non si sa chi e’ il padrone.
Città d’arte, di storia e tempi duri
Di Murales son dipinti i suoi muri

Abbandono netto il lato ad est
Inizia adesso il vero test.
Nella bocca dell’inferno
Non c’è traccia dell’inverno

Il tempo stringe, il sole cuoce,
Sopra un treno son veloce.
Valdepenas e’ un paese che sorprende
E’ Yolanda che ci attende

Aiutiamo in un progetto coinvolgente
Si lavora con la paglia, con la terra e con la mente
Di lavanda ce n’è tanta da tagliare,
Il cui olio essenziale e’ importante ricavare

Attorno a tavole imbandite di paella e cibi locali
Si raccontano le storie riempiendo i boccali
Di sangria, vino e cerveza
Poi e’ l’ora della siesta, sotto al sole non può stare la cabeza

Tra Natura e animali protetti,
E’ il cerdo che in Spagna si consuma ad etti.
Salmorejo e gazpacho, una tapas ed un pisto
Sono altre le città che ho visto

Cordoba, Granada e Sevilla,
Se la giocan tutte quante alla pariglia.
Poi diretti verso Nord, abbandoniamo la pianura
Le ruote girano nel verde dell’Estremadura

Passiamo un parco nazionale protetto,
Son chilometri in salita dove in cima trovo un tetto.
Poche case, poca gente
E’ un cervo che ci sente

Occhi aperti e denti stretti
Disegnamo nuova meta, e’ la che siam diretti.
Altro posto ci attendeva,
arriviamo finalmente a Torrenueva

E’ un luogo in mezzo al nulla in cui lavoro,
Primitivo, solo natura, mi ha arricchito più dell’oro.
E’ una doccia con un secchio ad un albero legato,
E’ il dormire in una tenda, dalla luna cullato e dal sole risvegliato

Settembre cerca spazio nell’agosto ormai sciupato
Lei mi guida dove mai avrei pensato
E’ un confine da passare
Senza prima faticare

Grazie a tutti chi ho incontrato
Per averci aiutato
Grazie al mare ed ai monti che mi han fatto un po’ le ossa
Nella Terra Gialla e Rossa

 

(*) Il Gölem (Monte Guglielmo in italiano) è una montagna di 1957 metri che si eleva nelle Prealpi Bresciane e Gardesane.

(*1) Il lago d’Iseo o Sebino
(lac d’Izé in dialetto lombardo) è un bacino lacustre dell’Italia Settentrionale, situato in Lombardia.

GLI INCONTRI NON SONO MAI CASUALI

Gli ultimi 3 mesi in compagnia di Lei.

Lei che non ha avuto un nome fin dal principio.

Lei che non ci conoscevamo.

Lei che era dietro a quella vetrina insieme a tante altre, tutte truccate, luccicanti, dalle soavi voci che come sirene cercavano di attirarmi, ognuna con un fascino particolare che mostravano con tanta fierezza.

Non ebbi la stessa astuzia di Ulisse, non c’era nessuno che mi tratteneva, almeno inizialmente. Mi avvicinai ad ognuna di loro, ne scrutai i particolari, dettagli che da lontano non percepivo, restando in silenzio in attesa delle nostre prossime mosse, nessuno osava fare il passo in più. Mi limitavo a girarle intorno, le osservavo dall’alto al basso, da destra a sinistra e viceversa.

Ero in difficoltà. Tutte valevano la pena, tutte si sarebbero adattate al percorso che avremmo fatto insieme.

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Alla fine scelsi Lei.

Lei che era arrivata tardi all’appuntamento e scusandosi entro’ in punta di piedi, mettendosi in coda, provocando le risate di disappunto di tutte le altre.

Lei che già aveva corso chilometri,

Lei che già conosceva il suono e le differenti tonalità della strada sotto le gomme delle sue ruote.

Lei che sapeva starci su quella strada, temeraria del pericolo, accettando le sfide.

Lei che i nostri nomi non erano presenti nel libro del destino, due strade parallele destinate a non incontrarsi se non all’infinito.

Lei che diventando un Noi, quelle parallele si sono sfiorate, poi toccate e infine fuse in una sola cosa.

Da allora viaggiamo su una stessa, unica, infinita linea.

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La realtà e’ che non accadde nell’immediato attimo del nostro incontro. Ci volle un’uscita di prova, un giro rapido in cui in sottofondo le sirene mi richiamavano all’ordine, sentivo le loro voci che mi invitavano ad abbandonare quella vecchia carcassa usata, marce che non entravano correttamente e non tutte funzionanti, preferendo la sicurezza di un qualcosa di nuovo e durevole. Tornai al negozio convinto che forse era stato solo un abbaglio, le sirene avevano ragione, sarebbe stato un peso inutile portarla in questa avventura, troppi chilometri da fare, troppa responsabilità per entrambi. Stavo per andarmene, quando qualcosa mi fece voltare. Mi sarei preso io la responsabilità sua, accettavo la sfida. Lei era li per me, mi stava aspettando, accettava la sfida. Bastava solo una ritoccata, darle fiducia e tutto sarebbe andato nel verso giusto.

Tornammo a casa in due, partimmo una settimana dopo con un volo indesiderato che dall’Italia ci porto’ al confine nord della Spagna, l’inizio del nostro cammino.

….

Dal 13/07/2014, giorno della nostra partenza, tanti sono i chilometri percorsi, altrettante sono le esperienze vissute, persone meravigliose incontrate, fatiche di percorso caricando la mia compagna forse troppo per lei e per me su una strada di cui non conoscevamo il percorso, la pendenza, ignari del terreno.

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Una strada in cui non avevamo badato più di tanto al clima cocente del periodo e del vento che contrastava il nostro andare, raffiche improvvise che facevano sbandare, ogni pedalata in più era un traguardo per entrambi.

Le emozioni dell’aereo quando si parte per la vacanza sono uniche, staccandosi da terra si scordano le preoccupazioni quotidiane, ne nascono delle nuove, si è proiettati verso l’alto in un misto di tensione e adrenalina. Con l’aereo si arriva dal punto A al punto B in uno spazio di tempo preciso, si vede il mondo dal piccolo finestrino scorrere li sotto, e una volta atterrati al punto B ci si ritrova in un posto diverso dal punto A senza aver avuto modo di vivere le sfumature di mezzo, il viaggio e’ stato emozionante ma si è perso qualcosa. La bicicletta cattura quelle sfumature entrando di volta in volta in ambienti nuovi, lasciando il tempo necessario di capirne i mutevoli cambiamenti pedalata dopo pedalata. Il modo ideale per fondersi con la natura come se ne fossi stato un suo prolungamento, una lunga radice alimentata da motivazioni, determinazione, frustrazioni, gioie, paure, restando ogni volta sorpreso e inerme di fronte alla sua forza e bellezza.

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Ricordo le parole di un signore, proprietario di un hotel in un paesino sul mare in direzione Valencia in cui pernottai una notte. Arrivai dopo 8 ore di marcia sotto al sole e vento, circa 350 chilometri percorsi in 9 giorni, dai 3 ai 4 litri di acqua giornalieri per mantenere il corpo attivo ed efficiente. Passammo salite alternate a discese nelle quali a causa del peso trasportato ero costretto a pedalare in continuazione. Fu un viaggio più di mente che di muscoli. Arrivai ad Orpesa esausto, era sera ormai e le gambe supplicavano una sosta. I primi due ostelli a cui chiesi ospitalità non avevano disponibilità, complice il posto turistico, il bel tempo di stagione e l’ora tarda in cui arrivai. Mi consigliarono tuttavia altri posti economici a cui chiedere. Non mi scoraggiai e alla fine bussai alla porta di Tejo, un uomo che oltre ad avere un letto per me e ascoltato il mio viaggio fino a quel punto mi disse una frase che difficilmente scorderò, facendomi dimenticare improvvisamente della stanchezza accumulata, ricaricandomi dell’energia che avevo utilizzato fino ad ora. Mi stampo’ una pagina da Internet, su cui vi era riportata la storia di uno dei modi di dire spagnoli per identificare il coraggio di una persona “Tienes màs cojones que el caballo de Espartero”. Non parlavo un perfetto spagnolo ma non ebbi bisogno di traduzione. Le nostre risate e il modo di fare ci fecero entrare subito in sintonia tanto che lo stesso Tejo si offrí per darmi un passaggio sul suo furgone con partenza fissata alle 4.00am del giorno seguente, destinazione Valencia.

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Caricai così la mia compagna sul furgone e in una ancora assonnata mattina di fine luglio partimmo alla volta della città fondata dai romani, la mia prima vera meta che avevo prefissato. Raggiungere i 400 km per poi abbandonare quegli splendidi scenari lungo la costa e addentrarmi nella bocca dell’inferno, arrivare fino al cuore pulsante del Paese, dove in un posto in mezzo al nulla ad attendermi c’era Yolanda, da anni impegnata nella fondazione di un progetto basato sul vivere sostenibile, in rispetto con la natura, sostenitrice della biodinamica e della costruzione di abitazioni con materiali ecosostenibili. Le avrei dato una mano nella realizzazione e ultimazione di una scuola didattica per bambini e ragazzi anche se in realtà quel posto mi ha dato molto di più.

Sul furgone con Tejo quella mattina caricammo anche un altro signore, suo amico, il quale mi disse che per fare tutto questo “tu tienes o tiempo o dinero” Ricordo che il mio portafoglio era abbastanza leggero, lo riempii del tempo ritrovato.

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Ringraziai Tejo per la sua disponibilità, mi scarico’ ad una ventina di chilometri da Valencia alle 6.00 di mattina, montai gli zaini sulla mia compagna di viaggio e consumai la colazione, inclusa nel prezzo dell’hotel insieme al passaggio ottenuto, su una panchina, nel buio di una cittadina aspettando l’alba per poi ripartire alla conquista di Valencia.

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LA STRADA DELLA LIBERTA’

Tutto quello che verrà scritto, sono pensieri, esperienze e sensazioni prima e durante il viaggio, dal momento che ho scelto la strada, senza costrizioni,
senza voler scrivere di più di quello che non e’ stato.
Magari non si percepiranno le stesse cose che ho vissuto.
Perché la strada, quella che si percorre restando imbottigliati nel traffico di un pigro lunedì mattino, rumorosa e stressante, necessaria per vedere la famiglia mangiare attorno al tavolo, e’ uguale ovunque vai.

Ma lo stesso asfalto, lo stesso fondo sterrato sotto ai piedi di un viaggiante zaino in spalla, ha un sapore che si annusa semplicemente provandolo.
Ha il sapore di libertà…

“Cercherò di scegliere comunque la strada più dura.
Quella in salita, quella che fa più paura e se dovrò ritrovarmi nel mezzo di chissà dove bagnato sotto un acquazzone di meta’ marzo o sudare sotto al sole di un pomeriggio cocente di fine luglio, bhe’ sarò contento di strizzare dei panni bagnati una volta arrivato, avere delle gambe stanche che chiederanno riposo, la bocca così secca da far fatica a bere un po’ d’acqua e di apprezzarne la freschezza delle prime gocce sulle labbra. Quella strada così silenziosa in mezzo al rumore della natura, così piena di sguardi della gente che passando attiravo, in un paesino dimenticato da tutti, o sotto gli occhi di gente di città, guardandomi indietro, non rimpiango di averla percorsa. Perché la verità e’ che per quanto difficile sia stata, ha aggiunto un pezzo di armatura alla mia, mi ha fatto fare nuovi incontri, inaspettati, incredibili, vivere esperienze indimenticabili con racconti vissuti fino ad ora visti nei film.
Ho vissuto un film in cui sono stato a tratti attore, a tratti regista, comparsa, spettatore e
Tutto questo mi ha semplicemente fatto sentire Vivo.

Ho visto un angolo di mondo in cui ho lavorato in una fattoria irlandese del sud-est del Paese color smeraldo, mungendo mucche, quelle che al tempo chiamavo le mie Donne, vivendo ai loro ritmi.

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Vivendo ai ritmi di un immenso casale seicentesco che sembrava uscito da una fiaba non ritoccata, mantenendo intatti luoghi e personaggi, Patrik e Monica, due tipici fattorini imbrigliati giorno e notte nella loro attività fonte di reddito.

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Aver condiviso ogni momento della giornata per venti giorni con loro e altri ragazzi in un ambiente a volte ostile, sotto ad un temporale e vento nel freddo di meta’ marzo; l’esserci divertiti una sera inoltrata, la prateria buia attorno, gli stivali e i guanti pieni di fango e qualche ciuffo di paglia tra i capelli, a lanciare gigantesche gomme di trattori sfidandoci al tiro più lontano, imitando il gesto atletico dei lanciatori olimpionici. L’eco delle urla di sforzo con cui finivamo il nostro show e delle successive risate si disperdevano tra i rami degli alberi mossi dal vento, in sottofondo l’ultimo saluto degli animali nelle stalle prima di rivedere nuovamente la luce del sole, per poi buttarci esausti a braccia larghe sopra montagne di paglia ad ammirare silenziosi cieli stellati ricchi di sogni e di speranze.

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Aiutavo le mie Donne quando erano malate a causa di un virus del periodo, le ho aiutate nel momento in cui davano al mondo una nuova creatura, osservare i loro comportamenti così ripetitivi ma ben comprensibili, dagli occhi umani quando mi fissavano chiedendo da mangiare, altrettanto impauriti quando le richiamavo per la mungitura.

Ho visto un angolo di mondo diverso Spostandomi di duecento chilometri e aiutare nella ultimazione di un campeggio strutturato con concetti di ecosostenibilita’ a cinque minuti dall’oceano e immerso nella natura del sud ovest d’Irlanda, dormire in una yurta, tipica tenda della mongolia, riscaldato dal calore di una stufa a legna, notti fredde passate in un caravan, un buon libro e una vecchia stufa elettrica a farmi compagnia.

IMG_0883IMG_1228IMG_1112IMG_1113Abituarmi a vivere in ambienti non familiari, a non trovare tutti i comfort con cui avevo vissuto, a vivere più semplice, ascoltando le necessità essenziali in rispetto con la natura.

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L’aver condiviso pasti su tavole povere in decorazione ma ricche di pietanze sane coltivate nell’orto fuori casa, di risate in compagnia e racconti lontani davanti ad un buon bicchiere di vino o una birra.

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Ho visto un angolo di mondo in cui le gelide acque oceaniche mi volevano portare via, rendendo l’incontro ravvicinato uomo-natura una delle esperienze più forti che abbia mai passato.

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La paura e’emersa dalle acque come una bella donna, era elegante, pronta ad uscire rispondendo ad un invito che più volte le avevo scritto su un pezzo di carta messo sotto alla porta degli abissi. Le altre volte non capivo la sua risposta, quella volta mi fu chiara.
Si avvicina sospinta dalle onde, ci siamo presentati, sfiorati appena con le mani per poi innamorarsi e prometterci che ovunque io fossi andato lei mi avrebbe seguito per darmi coraggio, perché lei era indispensabile se avessi voluto guardare oltre, proseguire nel cammino.
Ancora oggi la ringrazio, perché se all’inizio a volte mi fa piangere, e’ capace poi di coccolarmi come mamma e papà, trasformando tutto in lacrime di gioia che dono a chi mi sta intorno.
Senza di Lei non avrei mai fatto un passo oltre a quello di scendere dal comodo letto di camera mia e seguire la routine sotto la protezione della campana nell’angolo di mondo dove sono cresciuto.

Ho visto altri angoli di mondo grazie alla paura di restare solo, di non sapere dove dormire, di sapere che trovavo alloggi di fortuna, di vedere quella piana ma di percorrere la strada accanto, quella che mi ha messo al bordo della strada a chiedere un passaggio con il pollice della mano in alto, regalando un sorriso.

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Tanti altri ne ho visti e ogni angolo e’ stato capace di aver mosso tutto quanto in me, fatto apprezzare le emozioni che ho provato mentre passo dopo passo accorgermi che tutto è stato messo lì per un motivo.
Un ostacolo improvviso, una caduta, una salita, la discesa e ancora la salita, paesaggi che cambiano, persone che ho incontrato; vivere il ritmo frenetico di una città per poi immergermi nel silenzio dove l’unico rumore erano i miei passi su una strada deserta, le ruote della bici sull’asfalto, la natura a darmi l’energia di cui avevo bisogno.
La strada piana fa comodo senza dubbio, la tentazione di percorrerla e’ forte e quando mi capita di cedere da essere umano quale sono, rimpiango quella difficile.
Non e’ per fare l’eroe, non vivo per la gloria.
Ma tutte le volte che si presenta quella facile, sento la voce del signor Tutti che mi chiama e mi riprende:
“Daniel, il tuo giocare in piccolo non serve a nessuno”.

CONOSCERE, ASCOLTARE, VEDERE, AGIRE

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Cercherò di strutturare il blog in modo da renderlo il più pratico possibile,

Sono consapevole che ho poche righe a disposizione per mantenere l'attenzione necessaria
raccontando una parte della mia vita in viaggio verso mete sconosciute,
nel rispetto delle quattro cose che non mi abbandonano mai:
Conoscere, ascoltare, vedere, agire.

Viaggiando entro in contatto con molti viaggiatori originali,
in rete le storie abbondano, ognuno ha un suo scopo e lo fa modo suo.

Nulla di eccezionale dunque nel voler conoscere l'ennesimo viaggiatore zaino in spalla

Il viaggio mi sta insegnando tuttavia che Ogni storia meriterebbe di essere ascoltata.

Ognuno in vita ha 15 minuti di notorietà, per il semplice motivo che sotto ad un viso, sotto a capelli lunghi o corti, una barba ben curata o trasandata, vestiti eleganti o stracci, c'è l'anima di una persona che ha fatto delle scelte, ha vissuto storie, ha provato dolori e gioie proprio come me e te, che lo hanno fatto diventare la persona che ho davanti, che il destino ha voluto incontrassi, e in qualche modo, pur distanti chilometri dall'angolo di mondo in cui siamo cresciuti, condividiamo le stesse emozioni, le stesse paure.

Ho parlato con anime che stavano ai bordi delle strade chiedendo aiuto, qualcosa da mangiare.
Ho vissuto con un'anima che partendo come volontario in guerra ha ammazzato altre anime perché la guerra lo ha cambiato, raccontandomi davanti ad una birra particolari agghiaccianti e mettendomi una mano sulla spalla fissandomi con le lacrime agli occhi era pentito di averlo fatto
Ho conosciuto da vicino anime ricche, proprietarie di banche e hotel lussuosi
Ho conosciuto da vicino anime ricche, vittime di violenze e abusi
Ho conosciuto da vicino anime ricche, proprietarie di nulla
Ho conosciuto da vicino anime che mi hanno aiutato

Ho imparato ad essere rispettoso in chi mi ha aperto il cuore,
e facendo una piccola cosa che e' quella di donare un aiuto, un sorriso o
semplicemente spendere del tempo con loro e ascoltare una parte della loro vita senza un secondo interesse,
Mi fanno tuttora chiedere: perché mai devi raccontarmi questa cosa intima e personale?
Potevi dirmi semplicemente: e a te ragazzo che te ne importa di me?
Potevo io dire: che perdo il mio tempo a fare con te a conoscere la tua storia se poi domani sarò già in viaggio verso altre mete?

Queste anime mi hanno insegnato il valore della condivisione e della fiducia nella persona.
Sono valori che solitamente troviamo nelle persone a noi vicine quotidianamente.
La difficoltà e' stata di spingersi oltre, cercando il contatto con l'anima sconosciuta.

Un sorriso cambia molte cose, fa tirare un lungo sospiro di gioia e alla fine zittisce quella maledetta scatola nera misurata in pollici che passa pure un messaggio da non ignorare, quello di guerre e di gente che non sorride alla vita brutalizzandola con atti violenti. Avvenimenti veri, da sempre accaduti, magari anche aumentati. Ma, perdonate se uso un'espressione che renderà l'idea, non è tutto merda. Non è buttando merda su merda che se ne esce, ma ogni tanto fa bene anche qualche filo d'erba verde con qualche fiore che cresce sopra.
Uno dei miei intenti e' anche questo.

Con le modalità scelte per spostarmi, che sia a piedi, in bicicletta o facendo autostop,
(qualche volta treni e bus)
ero deciso a sfidare il più potente mezzo di comunicazione di massa andando contro corrente, dimostrando che con il pensiero positivo, la giusta predisposizione e il sorriso si ha nelle mani un potere immenso, capace di trasformare facili le cose che alle volte si pensano difficili, cose che al più delle volte sono dettate dal pregiudizio, dalla paura e dall'egoismo.

Commenti, aiuti per migliorare,
critiche costruttive in accordo e in disaccordo sono liberi.

Ricordo una stupenda frase di un uomo Mittico, che mi ha visto crescere e aiutato a coltivare i valori che porto con me, poco prima dell'inizio di una gara podistica a cui partecipai qualche anno fa.
Vorrei fosse ripresa per questo blog.
Con il colpo di pistola pronto al via, disse al microfono rivolto ai corridori schierati in partenza:
"Ringrazio tutti per essere qui presenti, se tutto andrà bene in questa avventura sarà solo merito vostro, se qualcosa funzionerà male sarà solo demerito mio"

Ringrazio fin da ora chi mi ha già mostrato l'affetto e la vicinanza con le proprie parole,
Dimostrate che siamo tutti capaci di grandi opere e siete inconsciamente parte del viaggio.
E a chi mi chiede: " e tu viaggi solo?"
Rispondo: "e' vero, e' un viaggio in solitaria ma alla fine, tanto soli non si è mai"

 

 

 

Primi pensieri

Mi chiamo Daniele, 26 anni e apro questo blog per informare, per quanto ridicolo o inutile possa essere per il lettore, che HO UNA CASA.

Ma c’è una cosa interessante da sapere.

Non ha pareti, non ha finestre, non ha una porta d’ingresso, neppure un bagno privato, ne’ un salotto ne’ cucina, un campanello da suonare. Il pavimento e’ tutto irregolare, inizia erboso per finire con i sassi, molte volte e’ asfaltato. Fiumi vi scorrono dentro, persone vanno e vengono.

Ma ha un tetto ed è tondo, l’ho chiamato Mondo.

Vivo da sei mesi sotto il tetto del mondo pagando l’affitto, e il proprietario non chiede neppure molto, in realtà non vuole soldi, con fare da spirito saggio, la prima volta che lo incontrai, ha fatto segno di avvicinare il mio orecchio alla sua bocca e sussurrando m’ha detto: “Quelli serviranno a te ragazzo per muoverti nel modo che tu riterrai più opportuno sotto questo tetto che io ti dono, fanne buon uso Daniel” Bussa però tutti i giorni alle porte del mio cuore e con un sorriso mi ricorda una cosa : “Vai, esplora e incontra gente nuova. Goditi la vita, il bene più prezioso che abbiamo, i soldi sono un mezzo, non il fine in questa parte della tua vita. Se vuoi darmi qualcosa in cambio, dammi il tuo cuore e dona un sorriso, solo così potrai sdebitarti”. Beh, io lo fisso un po’ perplesso, con un pizzico di pazzia alzando un sopracciglio, non capisco ancora bene. Con un sorriso di rimando rispondo: “Faro’ del mio meglio, quando tu vorrai fermarti per un caffè, in un angolo sotto questo mondo, troverai di sicuro un cielo stellato, come tappeto un lago con un tavolo grande nel salotto e due sedie attorno. Io sarò li signor….

“Chiamami Tutti, poiché io sarò in tutte le persone e cose che incontrerai sulla tua strada”.

Ci salutammo dandoci appuntamento il giorno seguente alle porte del cuore.

Sono cresciuto in un angolo d’Italia, sotto il grande tetto del mondo, sulle sponde del più piccolo dei laghi del Nord, quello di Iseo precisamente. Piccolo ma altrettanto affascinate per la sua collocazione riservata, racchiuso tra colline e montagne con una vista panoramica da qualunque scorcio lo si guardi, di cui poeti e scrittori del passato ne hanno fatto fonte d’ispirazione. Gran parte del merito della sua notorietà la si deve alla più alta isola dei laghi europei che sorge quasi nel mezzo, (quella che qualche riga più sopra chiamai il Tavolo dove il sig. Tutti poteva fermarsi) e due isole minori, le sedie, altrettanto ricche di storia e meta oggi di molti turisti con i numerosi battelli e barche che solcano queste acque.

Terra, acqua, aria e fuoco sono gli elementi con cui ho sempre vissuto in questa parte del mondo, a contatto con la natura e con tutto quello che può offrire. Potrei scrivere pagine e pagine di motivazioni per cui visitare almeno una volta il lago d’Iseo, paesi limitrofi sia lacustri che montani di invidiabile patrimonio storico, piatti prelibati a base di pesce di lago e prodotti tipici locali, dagli ortaggi alla carne e formaggi nostrani. Del vino prodotto nella limitrofa Franciacorta se ne parla a livello internazionale, l’olio e’ rinomato, favorito dal clima mite durante tutto l’anno. Si possono sentire commenti positivi e negativi di queste zone, ma come tutte le cose, a mio parere, vanno viste e provate di persona per poi trarne le conclusioni, giusto per farsi un’idea.

Ma non è lo scopo del mio scrivere, Internet e’ ricco di informazioni a tal proposito, basta avere un poco di tempo, voglia di informarsi e visitare.

Ho scoperto questo angolo di mondo per 25 anni, per apprendere ogni giorno un qualcosa di nuovo, fino alla decisione di mettere qualche vestito e tanto entusiasmo dentro ad uno zaino, con la voglia di consumare la suola delle scarpe e di incontrare gente nuova. Cambiare angolo, cambiare prospettiva di vedere le cose restando sempre sotto lo stesso tetto, senza dimenticare nulla di quello che sono stato, delle mie origini, delle tradizioni, degli affetti con cui sono cresciuto. Aggiungere pezzi alla mia armatura, un poco arrugginita dalla routine di una vita che sembrava non dover evolvere più, li sulle sponde di quel fantastico angolo di mondo che mi stavo creando.

Sono nato nel freddo gennaio dell’anno 1988, ma quell’anno Signor. Tutti mi spiace dirtelo hai toppato, e alla grande anche, dall’alto della tua saggezza non hai fatto bene i conti con il caldo che hai donato al cuore di questo ragazzo, così caldo da sciogliere il ghiaccio anche dove il ghiaccio non c’è.

Con questo blog colgo l’occasione per ringraziare Romina Rinaldi che mi ha spinto a realizzarlo, per far conoscere a voi angoli di mondo attraverso i miei occhi, e dedicarlo alla mia famiglia, alla giusta difficoltà iniziale di comprendere le scelte di un figlio ribelle, agli amici e persone che han capito e mi han incoraggiato, alle persone che non hanno capito. Grazie a mio Cugino, Diego Serioli, (“Paret”, ovvero tradotto “parente” come ci chiamavamo nel nostro dialetto in modo scherzoso). Il suo coraggio nell’affrontare una malattia troppo forte da combattere mi sono stati di grande esempio nonché motivo di ricercare altri valori nella gente che incontro sul cammino, di essere gioioso perché in fondo questa vita e’ meravigliosa. Grazie a Dio e alla forza di volontà che mi ha donato e alla fine un poco grazie anche a me.

Provvederò presto ad arricchire il blog, sono in viaggio e il tempo, per quanto possa sembrare strano, non e’ mai sufficiente, soprattutto se come nel mio caso mi sposto con mezzi alternativi di cui parlerò, fermandomi in posti diversi ad aiutare la gente che ne ha bisogno in cambio di vitto e alloggio, senza ricevere soldi, come il signor Tutti ha fatto con me.